Il dee jay "suona" per il pubblico o per se stesso? per il pubblico o per se stesso?
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Il dee jay "suona" per il pubblico o per se stesso?
per il pubblico
o per se stesso?
Il dee jay "suona" per il pubblico o per se stesso?
Una appassionata di salsa mi ha fatto una domanda molto complicata: "Ma i dee jay sono lì a per accontentare il pubblico o per accontentare se stessi? Se vedono che in molti locali la pista si riempie con Marc Anthony o la salsa romantica, perché continuano a proporre delle musiche complicate o imballabili che spesso svuotano la pista?
Certamente la domanda è pertinente ma la risposta non è così semplice proprio perché il dee jay non è un macchina, non è un juke box, ma è una persona in carne ed ossa con i suoi gusti, le sue emozioni, le sue convinzioni musicali che in qualche modo dovrebbero "qualificare" il suo lavoro, sua personalità (altrimenti i dee jay sarebbero tutti uguali). Cominciamo col dire che fare il deejay è un lavoro difficilissimo. Sei sempre nell'occhio del ciclone e non è facile accontentare le esigenze del pubblico senza tradire i propri gusti musicali (e magari la voglia di fare un po' di sana e giusta divulgazione).
Ai tempi del liceo ho fatto per alcuni anni anch'io il deejay; diversi anni dopo ho fatto anche il direttore artistico di una discoteca di tendenza e so cosa vuol dire lavorare con i deejay e mediare le loro giuste esigenze ed aspirazioni con quelle del pubblico. Ho fatto allo stesso tempo per tantissimi anni sia l'orchestrale che il pianista di piano bar e conosco bene la differenza che c'è tra suonare e mettere i dischi. Il musicista (mi riferisco in particolare a quello da balera o da piano bar) è al servizio del pubblico e deve per forza di cose accontentare ogni sua richiesta; il deejay al contrario rivendica spesso la sua totale autonomia al punto di pretendere di influenzare lui stesso il gusto del pubblico. E' una differenza comprensibile: il pianista suona per tutta la durata del brano, il deejay programma un pezzo e deve aspettare che questo finisca, quindi il suo personale piacere sta nella programmazione (ed eventualmente nel mixaggio) non certo nella esecuzione del pezzo. A me ad esempio in alcuni locali è capitato persino di suonare del liscio (uno dei pochi generi musicali che non amo) eppure l'ho dovuto fare, perché nel nostro ambiente la prima regola che ti imponevano i gestori dei locali era quella di dare al pubblico ciò che il pubblico voleva. Addirittura i gestori dei locali, potevano per contratto, rispedirti a casa dopo tre giorni se l'orchestra non rispondeva alle esigenze del loro pubblico. Un deejay non credo che sopporterebbe a lungo programmare ciò che piace agli altri e non a se stesso.
Il problema della programmazione musicale nei locali di salsa è allo stesso tempo semplice e complesso. Molto dipende dall'ambiente in cui ci si trova ad operare ma molto dipende anche da alcuni fattori che chiamano in causa non solo il pubblico ma anche quei deejay che magari fino ad ieri facevano parte di quel pubblico.
A mio parere dovremmo dividere i deejay in quattro diverse categorie:
1) I cultori di questa musica che da anni collezionano dischi in vinile e cd, in quanto spinti da un profondo interesse non solo verso questa musica ma anche verso la cultura che essa esprime.
2) Quei ragazzi che da semplici ballerini di salsa, spinti dall'entusiasmo si sono trasformati a poco a poco in deejay.
3) I tanti latino-americani che vivono nel nostro paese e che magari sentono l'esigenza di salire in consolle per mettere quella musica che li riporta un po' alle loro origini.
4) I deejay di professione, che magari fino a ieri suonavano musica disco e che trovano nella salsa delle interessanti opportunità di lavoro.
Di fatto i dee jay non mettono quasi mai la musica in assoluta libertà. La loro programmazione è sempre il frutto di un ideale compromesso tra quello che piace a loro e tra quello che loro suppongono possa piacere al pubblico. (Bisognerebbe però capire quanto le loro supposizioni corrispondano davvero al vero!...)
I dee jay più affermati sono quelli che in qualche maniera riescono ad imporre la propria musica col fine di fare anche una sana divulgazione. Semmai c'è da constatare che non sempre questi cultori riescono a rendersi conto della ballabilità di un brano e delle esigenze dei ballerini, soprattutto quelli meno esperti. I salseri che hanno cominciato a ballare nel nuovo millennio, una volta saliti in consolle, è chiaro che saranno figli dei loro tempi. Avranno di conseguenza una mentalità più vicina al mondo delle discoteche che a quella della salsa. Ed ecco quindi la presunta necessità di mettere brani sempre nuovi, o in ogni caso piuttosto recenti (o magari cover di vecchi successi), e di andare dietro alle nuove mode musicali incuranti della tradizione.
I deejay latini, come è normale che sia, sono quelli più legati alla musica che si ascolta nei loro paesi d'origine, dimenticando però, alle volte, di trovarsi di fronte ad un pubblico che ha sviluppato magari un gusto diverso. I deejay professionisti, quelli provenienti dal mondo delle discoteche, troveranno poi del tutto naturale mettere solo le novità, missare la salsa (cosa che nei paesi d'origine nessuno fa) o alterare addirittura la velocità dei brani per proporre la loro scaletta che non cambia mai da sera a sera ma che semmai cambia di mese in mese.
La cosa che più divide il pubblico salsero è però il concetto di salsa di qualità, visto che la mancanza di radio specializzate (tranne qualche rara eccezione) non può certamente contribuire a formare il gusto delle nuove generazioni. Allora ci sarebbe da chiedersi: "Cosa fa preferire alla massa un genere rispetto all'altro?"
Personalmente credo che il gusto delle persone sia determinato da tre fattori:
1) La musica che normalmente sentono nelle discoteche che frequentano.
2) La musica che ascoltano nella loro scuola di appartenenza.
3) La musica che hanno magari ascoltato durante i loro viaggi nei luoghi di origine.
Dobbiamo però sottolineare come il gusto del salsero medio si evolve in base anche alla frequentazione di questo ambiente. Essendo la salsa una musica di non facile assimilazione è logico che il principiante venga all'inizio del suo percorso attratto di più dalla salsa romantica che è una riuscita fusione tra ritmo e melodia. Poi con il tempo il suo gusto si evolve verso un tipo di salsa sicuramente più complessa soprattutto dal punto di vista ritmico. E' indubbio però che molti salseri (alcuni dei quali provenienti dal mondo delle discoteche) sono oggi attratti da un certo tipo di sonorità piuttosto che da altre più datate. Ecco spiegata la loro predilezione per quei brani di salsa con delle basi campionate e l'utilizzo di effetti, sintetizzatori o batterie elettroniche. Quella che in maniera un po' spregevole alcuni definiscono techno-salsa o salsa untz untz.
Le scuole sicuramente determinano molto il gusto musicale dei loro allievi. La musica con cui ci si esercita a lezione è anche quella che si vorrebbe poi ascoltare nei locali. E' noto però che, paradossalmente, sono proprio alcune scuole ad alimentare la confusione. Una confusione causata alle volte dall'ignoranza di alcuni maestri che non sanno loro per primi distinguere una salsa dall'altra. Ecco che allora dilagano convinzioni sbagliate, come quella che ci sia una musica adatta per un particolare stile di ballo in antitesi con un altro, ritrovandosi a dividere la salsa in base alla sua provenienza geografica, dimenticando invece che nella stessa nazione possono convivere correnti diversissime tra di loro.
In questo marasma non credo però che sia impossibile, a prescindere dal genere, dall'anno o dalla provenienza geografica, trovare almeno un punto di convergenza sul concetto di musica ballabile o imballabile. E' chiaro che in una serata specialistica, davanti ad un pubblico particolare ti puoi permettere un certo tipo di musica, ma davanti ad un pubblico eterogeneo devi cercare di andare incontro alle esigenze di tutti, pur nel rispetto della qualità.
La salsa è un genere talmente vasto e ricco di diramazioni per poter veramente mettere tutti d'accordo, però ci si può provare, soprattutto facendo tutti insieme uno sforzo di sana divulgazione della musica e della cultura che questa musica esprime. Da questo punto di vista le conferenze e le manifestazioni di "ascolto della musica" che si stanno cominciando ad organizzare in giro per l'Italia in maniera spontanea sono sicuramente notevoli.
Sono convinto che con il contributo di tutti gli operatori del settore, in particolare deejay e maestri riusciremo a formare di più il gusto delle nuove generazioni salsere e di conseguenza migliorare la proposta musicale nelle nostre salsoteche, ricordandoci però che un dee jay ha ragione di essere solo se riesce a soddisfare le esigenze del suo pubblico.
Se no tanto vale che resti a casa ad ascoltare la musica che più gli piace...
di Enzo Conte da http://www.salsasocialclub.com
Una appassionata di salsa mi ha fatto una domanda molto complicata: "Ma i dee jay sono lì a per accontentare il pubblico o per accontentare se stessi? Se vedono che in molti locali la pista si riempie con Marc Anthony o la salsa romantica, perché continuano a proporre delle musiche complicate o imballabili che spesso svuotano la pista?
Certamente la domanda è pertinente ma la risposta non è così semplice proprio perché il dee jay non è un macchina, non è un juke box, ma è una persona in carne ed ossa con i suoi gusti, le sue emozioni, le sue convinzioni musicali che in qualche modo dovrebbero "qualificare" il suo lavoro, sua personalità (altrimenti i dee jay sarebbero tutti uguali). Cominciamo col dire che fare il deejay è un lavoro difficilissimo. Sei sempre nell'occhio del ciclone e non è facile accontentare le esigenze del pubblico senza tradire i propri gusti musicali (e magari la voglia di fare un po' di sana e giusta divulgazione).
Ai tempi del liceo ho fatto per alcuni anni anch'io il deejay; diversi anni dopo ho fatto anche il direttore artistico di una discoteca di tendenza e so cosa vuol dire lavorare con i deejay e mediare le loro giuste esigenze ed aspirazioni con quelle del pubblico. Ho fatto allo stesso tempo per tantissimi anni sia l'orchestrale che il pianista di piano bar e conosco bene la differenza che c'è tra suonare e mettere i dischi. Il musicista (mi riferisco in particolare a quello da balera o da piano bar) è al servizio del pubblico e deve per forza di cose accontentare ogni sua richiesta; il deejay al contrario rivendica spesso la sua totale autonomia al punto di pretendere di influenzare lui stesso il gusto del pubblico. E' una differenza comprensibile: il pianista suona per tutta la durata del brano, il deejay programma un pezzo e deve aspettare che questo finisca, quindi il suo personale piacere sta nella programmazione (ed eventualmente nel mixaggio) non certo nella esecuzione del pezzo. A me ad esempio in alcuni locali è capitato persino di suonare del liscio (uno dei pochi generi musicali che non amo) eppure l'ho dovuto fare, perché nel nostro ambiente la prima regola che ti imponevano i gestori dei locali era quella di dare al pubblico ciò che il pubblico voleva. Addirittura i gestori dei locali, potevano per contratto, rispedirti a casa dopo tre giorni se l'orchestra non rispondeva alle esigenze del loro pubblico. Un deejay non credo che sopporterebbe a lungo programmare ciò che piace agli altri e non a se stesso.
Il problema della programmazione musicale nei locali di salsa è allo stesso tempo semplice e complesso. Molto dipende dall'ambiente in cui ci si trova ad operare ma molto dipende anche da alcuni fattori che chiamano in causa non solo il pubblico ma anche quei deejay che magari fino ad ieri facevano parte di quel pubblico.
A mio parere dovremmo dividere i deejay in quattro diverse categorie:
1) I cultori di questa musica che da anni collezionano dischi in vinile e cd, in quanto spinti da un profondo interesse non solo verso questa musica ma anche verso la cultura che essa esprime.
2) Quei ragazzi che da semplici ballerini di salsa, spinti dall'entusiasmo si sono trasformati a poco a poco in deejay.
3) I tanti latino-americani che vivono nel nostro paese e che magari sentono l'esigenza di salire in consolle per mettere quella musica che li riporta un po' alle loro origini.
4) I deejay di professione, che magari fino a ieri suonavano musica disco e che trovano nella salsa delle interessanti opportunità di lavoro.
Di fatto i dee jay non mettono quasi mai la musica in assoluta libertà. La loro programmazione è sempre il frutto di un ideale compromesso tra quello che piace a loro e tra quello che loro suppongono possa piacere al pubblico. (Bisognerebbe però capire quanto le loro supposizioni corrispondano davvero al vero!...)
I dee jay più affermati sono quelli che in qualche maniera riescono ad imporre la propria musica col fine di fare anche una sana divulgazione. Semmai c'è da constatare che non sempre questi cultori riescono a rendersi conto della ballabilità di un brano e delle esigenze dei ballerini, soprattutto quelli meno esperti. I salseri che hanno cominciato a ballare nel nuovo millennio, una volta saliti in consolle, è chiaro che saranno figli dei loro tempi. Avranno di conseguenza una mentalità più vicina al mondo delle discoteche che a quella della salsa. Ed ecco quindi la presunta necessità di mettere brani sempre nuovi, o in ogni caso piuttosto recenti (o magari cover di vecchi successi), e di andare dietro alle nuove mode musicali incuranti della tradizione.
I deejay latini, come è normale che sia, sono quelli più legati alla musica che si ascolta nei loro paesi d'origine, dimenticando però, alle volte, di trovarsi di fronte ad un pubblico che ha sviluppato magari un gusto diverso. I deejay professionisti, quelli provenienti dal mondo delle discoteche, troveranno poi del tutto naturale mettere solo le novità, missare la salsa (cosa che nei paesi d'origine nessuno fa) o alterare addirittura la velocità dei brani per proporre la loro scaletta che non cambia mai da sera a sera ma che semmai cambia di mese in mese.
La cosa che più divide il pubblico salsero è però il concetto di salsa di qualità, visto che la mancanza di radio specializzate (tranne qualche rara eccezione) non può certamente contribuire a formare il gusto delle nuove generazioni. Allora ci sarebbe da chiedersi: "Cosa fa preferire alla massa un genere rispetto all'altro?"
Personalmente credo che il gusto delle persone sia determinato da tre fattori:
1) La musica che normalmente sentono nelle discoteche che frequentano.
2) La musica che ascoltano nella loro scuola di appartenenza.
3) La musica che hanno magari ascoltato durante i loro viaggi nei luoghi di origine.
Dobbiamo però sottolineare come il gusto del salsero medio si evolve in base anche alla frequentazione di questo ambiente. Essendo la salsa una musica di non facile assimilazione è logico che il principiante venga all'inizio del suo percorso attratto di più dalla salsa romantica che è una riuscita fusione tra ritmo e melodia. Poi con il tempo il suo gusto si evolve verso un tipo di salsa sicuramente più complessa soprattutto dal punto di vista ritmico. E' indubbio però che molti salseri (alcuni dei quali provenienti dal mondo delle discoteche) sono oggi attratti da un certo tipo di sonorità piuttosto che da altre più datate. Ecco spiegata la loro predilezione per quei brani di salsa con delle basi campionate e l'utilizzo di effetti, sintetizzatori o batterie elettroniche. Quella che in maniera un po' spregevole alcuni definiscono techno-salsa o salsa untz untz.
Le scuole sicuramente determinano molto il gusto musicale dei loro allievi. La musica con cui ci si esercita a lezione è anche quella che si vorrebbe poi ascoltare nei locali. E' noto però che, paradossalmente, sono proprio alcune scuole ad alimentare la confusione. Una confusione causata alle volte dall'ignoranza di alcuni maestri che non sanno loro per primi distinguere una salsa dall'altra. Ecco che allora dilagano convinzioni sbagliate, come quella che ci sia una musica adatta per un particolare stile di ballo in antitesi con un altro, ritrovandosi a dividere la salsa in base alla sua provenienza geografica, dimenticando invece che nella stessa nazione possono convivere correnti diversissime tra di loro.
In questo marasma non credo però che sia impossibile, a prescindere dal genere, dall'anno o dalla provenienza geografica, trovare almeno un punto di convergenza sul concetto di musica ballabile o imballabile. E' chiaro che in una serata specialistica, davanti ad un pubblico particolare ti puoi permettere un certo tipo di musica, ma davanti ad un pubblico eterogeneo devi cercare di andare incontro alle esigenze di tutti, pur nel rispetto della qualità.
La salsa è un genere talmente vasto e ricco di diramazioni per poter veramente mettere tutti d'accordo, però ci si può provare, soprattutto facendo tutti insieme uno sforzo di sana divulgazione della musica e della cultura che questa musica esprime. Da questo punto di vista le conferenze e le manifestazioni di "ascolto della musica" che si stanno cominciando ad organizzare in giro per l'Italia in maniera spontanea sono sicuramente notevoli.
Sono convinto che con il contributo di tutti gli operatori del settore, in particolare deejay e maestri riusciremo a formare di più il gusto delle nuove generazioni salsere e di conseguenza migliorare la proposta musicale nelle nostre salsoteche, ricordandoci però che un dee jay ha ragione di essere solo se riesce a soddisfare le esigenze del suo pubblico.
Se no tanto vale che resti a casa ad ascoltare la musica che più gli piace...
di Enzo Conte da http://www.salsasocialclub.com






